Toponomastica come rilevatore sociale: 16 maggio al Teatro Binario 7
L’invisibilità delle donne come violenza culturale di genere
Una delle violenze peggiori, forse “la” peggiore, che è stata esercitata sulle donne è la violenza culturale, che è alla base delle altre manifestazioni più visibili di maltrattamenti; una violenza subdola, che consiste nel non nominarle e nel non raccontare quello che le donne hanno fatto per la collettività, nella storia, nelle arti, nella scienza, nella letteratura, nella poesia, nello sport, nell’economia, nel diritto, nella politica, nell’educazione ma anche nella vita quotidiana, a proposito della quale una grande Maestra del femminismo, Lidia Menapace, scriveva che le donne sono Scienziate.
Ciò che non si nomina non esiste e basta osservare quante donne e quanti uomini sono descritti in un’enciclopedia libera e democratica come Wikipedia per accorgersi di questa grave disparità. La toponomastica e l’odonomastica, in cui prevalgono intitolazioni maschili, sono rilevatori sociali infallibili. Quante vie delle nostre città sono intitolate a regnanti, patrioti, partigiani, scrittori, artisti e quante alle donne? Quanto incide questa disparità sull’immaginario maschile e femminile e sulla percezione di sé dei ragazzi e delle ragazze, che invece vedono continuamente mostrati i loro corpi nei cartelloni pubblicitari e nei media, come se solo il corpo delle donne e non la loro mente e le loro opere fossero meritevoli di attenzione e memoria?
Se consideriamo l’odonomastica e la toponomastica come un libro di storia a cielo aperto, la carenza di intitolazioni femminili denota una disarmonia di contenuti e valori nella trasmissione del patrimonio culturale collettivo.
Stiamo tramandando alle nuove generazioni una memoria parziale, squilibrata e ingiusta.
Ne parlerà Sara Marsico, Direttrice responsabile di Vitaminevaganti, la rivista di Toponomastica femminile, soffermandosi sulla mancanza di donne nel canone scolastico, tra le Nobel per l’economia, tra le donne impegnate nel pacifismo internazionale, sulla mancanza di conoscenza del lavoro prezioso svolto dalle Costituenti per l’affermazione della parità di genere nell’ottantesimo anniversario dell’Assemblea costituente. E sui modi attraverso i quali si può gradualmente rimediare alla violenza culturale dell’invisibilità delle donne, anche ma non solo, con una Toponomastica e un odonomastica che valorizzino quanto le donne hanno realizzato, evitando le troppe intitolazioni a vittime di femminicidio o morte per mano delle mafie

