Associazione per la promozione e la valorizzazione delle pari opportunità. Per promuovere, sensibilizzare, valorizzare le donne, in tutte le manifestazioni della vita civile e professionale.

COVID-19, DONNE E POTERE

Una riflessione di Valeria Borgese, socia di ArcoDonna, sull’assenza delle donne nei luoghi dove si programma e decide per l’emergenza e per la fase 2. E su perché sono indispensabili.

 

Il Covid 19 e le sue conseguenze hanno un impatto diverso sugli uomini e sulle donne, e su questo non c’è alcun dubbio, come scrivono con chiarezza le Nazioni Unite nel Documento   Policy Brief – The impact of Covid 19 on Women . 

Gran parte del personale sanitario che direttamente fronteggia il Coronavirus in Italia come in molti paesi del mondo è costituito da donne, sia mediche che infermiere: donne che  si sono assunte ritmi di lavoro intensissimi e soprattutto il rischio di contagio; infatti in Italia il 66% di personale sanitario infettato da Covid è donna, (Cfr  UNWomen  Covid 19; emnerging data and why it matters ). E certamente i numeri del contagio femminile nelle strutture sociosanitarie sarebbe molto maggiore se fossero stati fatti i tamponi nelle RSA. Sono poi soprattutto donne quelle impiegate nei servizi ausiliari degli Ospedali, dalle pulizie alle mense.

Questi sono aspetti molto importanti e densi di significato del diverso impatto del Covid 19 sulle donne e sugli uomini; ma le differenze  non si fermano sicuramente qui: sono soprattutto donne le persone che lavorano in molti servizi essenziali che richiedono contatto con il pubblico, basti pensare alle cassiere dei supermercati e a tutte le professioni di cura, ad esempio assistenti sociali, molto impegnate in questo momento. 

Il lavoro di cura non retribuito già gravemente squilibrato verso le donne in questo periodo di quarantena aumenta, anche  per la chiusura delle scuole; e così soprattutto le donne si trovano a dovere conciliare lo “smart working” , che spesso non è vero lavoro agile, piuttosto Telelavoro, con la cura a tempo pieno dei figli. Il lavoro fuori casa con scuole ed asili chiusi potrà rendere ancora più difficile mantenere il lavoro. 

Altra problema è la violenza di genere: la quarantena  ha reso le donne più vulnerabili a causa del contatto continuato con l’autore della violenza, per la maggiore difficoltà di chiedere aiuto e perché stress e crisi economica possono peggiorare la violenza domestica. Significativo che in questo periodo secondo molti centri antiviolenza siano aumentate le richieste di aiuto. 

Le donne sono poi  più deboli nel mercato del lavoro, hanno più spesso contratti precari e a tempo determinato;  fra le cosiddette partite IVA sono in genere quelle meno pagate. Inoltre sono più rappresentate nel lavoro irregolare  in nero. In tempi di crisi economica sono quelle che maggiormente rischiano  la disoccupazione. 

Dunque, secondo molte previsioni le donne probabilmente soffriranno della crisi economica in modo più significativo degli uomini; questo nelle tante famiglie con bambini in cui l’unico genitore è la madre potrebbe avere anche effetti ulteriormente negativi per i figli, in una situazione in cui la povertà già in partenza colpisce soprattutto questa tipologia di nuclei. 

Data questa rapida rassegna ci si aspetterebbe che le donne fossero presenti in modo paritario o comunque con un’adeguata rappresentanza  nei luoghi in cui si costruiscono e si assumono le decisioni politiche, si programma la risposta sanitaria, sociale ed economica alla pandemia. 

L’Onu, nel documento prima citato ha raccomandato ai Governi  di assicurare la rappresentanza paritaria in tutti i luoghi di pianificazione e decisione sulle risposte al Covid- 19, perché, spiega, le evidenze in tutti i settori, compresi quello economico e quello di risposta alle emergenze, hanno dimostrato senza alcun dubbio che le policy elaborate senza consultare e includere le donne nel processo decisionale sono meno efficaci, e possono anche causare danni. 

In Italia questa giusta richiesta è stata completamente disattesa. 

Il Comitato tecnico scientifico nominato da Angelo Borrelli, capo del Dipartimento per la protezione civile, completamente maschile, anche dopo che è stato ampliato   Come assicurarsi ad esempio in queste condizioni che, come raccomanda l’ONU “le esigenze delle infermiere e delle dottoresse siano considerate in ogni aspetto dello sforzo di risposta”?  

Sono prevalentemente uomini i Ministri più coinvolti, il responsabile della Protezione civile e il Commissario straordinario all’emergenza.  E’ prevalentemente maschile la task force nominata dal Presidente del Consiglio Giuseppe  Conte per la Fase 2, quella nominata dalla ministra per l’Innovazione Paola Pisano. Unica Commissione al femminile quella della Ministra per le pari opportunità Elena  Bonetti, che pare tuttavia marginale e lontana dai luoghi delle decisioni. 

Non va meglio in Regione Lombardia, epicentro della crisi pandemica in Italia;  sia a livello politico che tecnico l’assenza di donne è quasi completa. Anche nel  Comitato tecnico-scientifico  per la pandemia  – da notare che è stato nominato ad un mese e mezzo dall’inizio della stessa in una delle regioni più colpite nel mondo – sono presenti solo 3 donne su 26 componenti.  La mancanza  di donne non è forse estranea all’assenza di cura e di empatia con cui i Vertici di Regione Lombardia stanno gestendo la drammatica epidemia di Covid 19, a partire dalla gravissima decisione di mettere gli ammalati di Covid nelle RSA, un cerino nel pagliaio.

Infine, nelle televisioni sono quasi due mesi che assistiamo a dibattiti sulla crisi Covid nei quali gli esperti sono al 90% uomini, con l’importante e non casuale eccezione di Otto e mezzo, curato da Lili Gruber.

Non va bene, per niente. La risposta alla crisi del Covid 19 ha bisogno delle donne, di tante donne, in tutti i luoghi di pensiero, progettazione, decisione e gestione.   

Ha bisogno del nostro pensiero, delle nostre capacità, delle nostre priorità in tutti gli ambiti: Politiche sanitarie, politiche economiche, misure per il Welfare, per la Scuola e per i servizi per l’infanzia. C’è necessità che tutte le risposte abbiano un attenta prospettiva sull’impatto di genere, per evitare ad esempio che le misure economiche abbiano conseguenze negative per le donne,   come successe ad esempio nel 2008-2012, quando contribuirono ad incrementare il divario di genere negli stipendi.  (Cfr. Documento della Commissione di genere  Società Italiana di Economia sul Covid 19)

Stiamo reggendo il peso maggiore della risposta al Covid 19 negli ospedali e in tutti i luoghi di cura, nelle case; rischiamo di sopportarne di più le conseguenze negative: non vogliamo più scomparire, essere messe da parte  quando si tratta di decidere. E’ una questione fondamentale di giustizia sociale ed economica. Ma non si tratta solo di questo. 

Niente sarà più come prima si dice giustamente in questo periodo: ci sarà un prima e un dopo il Covid, nei nostri spazi privati, sociali e politici. 

Solo se ci saranno le donne nei luoghi decisionali il Dopo-Covid potrà essere migliore del Prima; potremo  gettare le basi di una nuova cultura politica che ponga al centro ciò che secoli di cura delle persone – dalla nascita alla morte – ha insegnato alle donne e di cui  in questa crisi più che mai abbiamo sofferto l’assenza. Scrive un gruppo di ricercatrici “Si tratta … di muoversi verso nuove forme di democrazia, in gran parte da elaborare con un appassionante sforzo collettivo; forme di democrazia in cui la cura – cura delle persone, delle relazioni e dell’ambiente – sia un aspetto cruciale (InGenere – Verso una democrazia della cura” 2/04/2020).

Nella stessa rivista on line  Flavia Zucco nell’articolo  Il potere ha bisogno di competenza aveva  messo bene a fuoco la direzione del cambiamento del paradigma politico economico sociale :  (InGenere – 8-11-2019) “I modelli economici, politici e sociali vanno coniugati con la soggettività dei bisogni individuali: i tempi storici dovranno contenere al loro interno i tempi reali, che consentano la fruizione, nello spazio di un’esistenza, di elementi di progresso nella qualità della propria vita. Bisogna mettere in discussione il carattere astratto delle decisioni basate su numeri: i modelli dovranno contemplare elementi di qualità.” 

Sono parole scritte poco prima della pandemia, oggi più che mai  importanti. 

Tutto ciò deve essere coniugato con un nuovo stile di leadership, più empatico, attento all’ascolto, al lavoro collettivo, all’inclusione, al noi, al bene comune messo davanti all’affermazione personale, quello stile che soprattutto le donne incarnano e che si mostrato più efficace nella risposta al Covid, come ha scritto Forbes  in un interessante articolo riportato da Huffington Post

Il tempo è scaduto: se non vogliamo fare danni, come ci raccomanda l’Onu, se intendiamo costruire risposte più efficaci a questa gravissima crisi,  le donne devono entrare in modo paritario nei processi decisionali per la risposta al COVID, a tutti i livelli di governoSUBITO

 

Ad integrazione di questa riflessione, la socia Barbara Rachetti aggiunge che nel frattempo proprio alle donne si chiede di tornare prima al lavoro, senza risolvere il problema dei figli visto che scuole e asili resteranno chiusi. Quindi molte donne rinunceranno al lavoro o chiederanno aspettativa non retribuita. I congedi previsti sono minimi, mentre i figli sono da sistemare per lunghi periodi, fino almeno alla riapertura di scuole e asili a settembre. Un grandissimo problema che ricade naturalmente ancora sulle donne.

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